Nuovi dazi di Trump colpiscono duramente il settore vinicolo!

Le nuove misure tariffarie annunciate dal Presidente Trump rappresentano un duro colpo per l’industria vinicola americana e internazionale. L’imposizione di un dazio universale del 10% su quasi tutti i prodotti importati, con aumenti significativi per partner commerciali chiave, rischia di alterare profondamente gli equilibri del mercato. Il dazio universale del 10% è previsto entrare in vigore alle 00:01 del 5 aprile. I dazi aggiuntivi su determinati paesi entrerebbero in vigore alle 00:01 del 9 aprile.
Il Presidente Trump ha imposto tariffe più elevate su alcuni paesi, che includono l’UE con un dazio totale del 20% (il dazio universale del 10% più un ulteriore 10%). I tassi tariffari totali di altri importanti paesi esportatori di vino includono:
- Sudafrica: 30%
- Cina: 34%
- Svizzera: 31%
- Israele: 17%
- Cile: 10%
- Australia: 10%
- Regno Unito: 10%
- Argentina: 10%
- Nuova Zelanda: 10%
- Regno Unito: 10%
Particolarmente colpita risulta l’Unione Europea, uno dei principali esportatori di vino verso gli Stati Uniti, che vedrà le proprie merci soggette a un dazio complessivo del 20%.
Ancora più penalizzato il Sudafrica con un 30%, mentre la Cina raggiunge il 34%, il più alto tra le nazioni colpite.
Il meccanismo a due fasi dell’entrata in vigore (5 e 9 aprile) e l’esenzione per le “merci in navigazione” sembrano essere le uniche concessioni fatte agli importatori, che comunque si trovano ad affrontare una situazione di emergenza con pochissimo preavviso.

La U.S. Wine Trade Alliance evidenzia una posizione netta contro questi provvedimenti. La dichiarazione “I dazi sul vino sono dannosi per l’America.” riflette la preoccupazione di un settore che dipende fortemente dalle importazioni per soddisfare la domanda interna.
Questi dazi rischiano di innescare una spirale di ritorsioni commerciali e di danneggiare non solo gli importatori, ma l’intera filiera distributiva americana, con probabili aumenti dei prezzi per i consumatori finali. I rivenditori, i ristoranti e gli hotel che fanno affidamento su vini d’importazione potrebbero vedere ridotti i loro margini o essere costretti a rivedere completamente le loro offerte.

La tempistica dell’annuncio, con un’implementazione quasi immediata, mette ulteriormente sotto pressione un settore che necessita di pianificazione a lungo termine, considerati i tempi di produzione e distribuzione del vino.
Sarà interessante osservare se queste misure, che la U.S. Wine Trade Alliance definisce chiaramente “inaccettabili a lungo termine“, saranno utilizzate come leva negoziale o se rappresenteranno un cambiamento strutturale della politica commerciale americana nel prossimo futuro.
Pubblicato da Dammiundrink